Fibromi: quanto ne sai?

Fibromi: quanto ne sai?
27/10/2016 itismychoice

Noi donne siamo portate ad accettare con molta rassegnazione alcune situazioni spiacevoli riguardanti la nostra femminilità, come un ciclo mestruale abbondante o un rapporto sessuale doloroso. E se fossero sintomi di qualcosa di più serio? Per esempio, hai mai sentito parlare di fibroma uterino?

di Francesca Favotto

 

immaginefibromaMi è arrivato il ciclo, che seccatura! Proprio oggi che volevo mettere la gonna per quell’appuntamento… È che di solito è molto abbondante e anche un po’ doloroso. Però, le mie amiche mi dicono di non preoccuparmi, che è normale. Sarà…».

«Stiamo cercando di avere un bambino da tre anni, TRE! Ma non ci riusciamo, è così frustrante…».

«Amo il mio ragazzo, ma fare l’amore con lui è un supplizio: non c’è posizione che tenga, è sempre molto doloroso, come delle fitte nel basso ventre. Ho paura a parlarne con lui, perché temo che non capirebbe… Ma prima o poi dovrò farlo. Anzi, prenoto già anche una visita dalla ginecologa per capire se va tutto bene…».

Queste situazioni, questi pensieri, che non dovremmo definire ‘normali’, invece capitano ogni giorno a molte, moltissime donne. Tanti sono i motivi per cui una donna può avere il flusso mestruale abbondante o non riesce a restare incinta o ancora, il rapporto sessuale è doloroso, ma un fattore, una risposta comune a tutti questi casi c’è: potrebbe trattarsi del fibroma uterino.

Conosciuto anche come leiomioma o mioma, è il più diffuso tumore benigno del tratto genitale femminile nelle donne in età fertile e si sviluppa nella muscolatura liscia dell’utero. Ne sono colpite il 30-40% delle donne di età compresa tra i 35 e i 55 anni, percentuale che può salire fino a circa il 70% nella fase di premenopausa. In Italia i fibromi riguardano più di 3 milioni di donne. Spesso asintomatici, possono essere diagnosticati solo durante controlli ginecologici di routine; se in stadio più avanzato, possono causare oltre alle situazioni descritte sopra, anche anemia, dolore addominale, incontinenza urinaria e nei casi più gravi, anche infertilità.

A questi sintomi, va aggiunto anche il carico emotivo per la donna: «Vanno a colpire l’utero, simbolo della femminilità e della fertilità», commenta Rossella Nappi, Professore Associato in Ostetricia e Ginecologia all’Università degli Studi di Pavia. Non solo, i fibromi uterini impattano anche sulla qualità della vita, peggiorandola significativamente: per esempio, il sanguinamento mestruale abbondante, all’apparenza uno dei sintomi più comuni e accettati, è anche uno dei più invalidanti, con implicazioni sullo stato di salute, ma anche di natura sociale ed economica (più bassi tassi di occupazione, maggiore assenza dal lavoro e relativa perdita di guadagno).

Il problema è che anche in presenza di sintomi, una donna aspetta mediamente cinque anni prima di rivolgersi a un medico: a parte la poca informazione sull’argomento, si attende anche per un senso di vergogna o di rassegnata accettazione del dolore, che possono ritardare una diagnosi tempestiva e la relativa cura. E non c’è modo di prevenirne l’insorgenza: in parte, incidono la presenza di un consanguineo che abbia sofferto o soffra di questa patologia; l’etnia (sono più colpite le donne di razza afroamericana che caucasica); infine, il sovrappeso e l’obesità.

Per molto tempo, il trattamento dei fibromi è stato prevalentemente chirurgico, in molti casi facendo ricorso all’isterectomia, ovvero la rimozione dell’utero, o, in alternativa, mediante l’asportazione del fibroma con un intervento meno invasivo chiamato miomectomia. Oggi, però, sono sempre di più le donne che non vogliono optare per soluzioni così drastiche, soprattutto in vista di un futuro progetto di maternità. Affrontare il fibroma senza chirurgia è possibile, grazie a una cura farmacologica specifica a base di ulipristal acetato che, modulando l’attività del progesterone, l’ormone femminile implicato nella crescita dei fibromi, è in grado di ridurne sensibilmente le dimensioni e in maniera prolungata nel tempo, controllare i sanguinamenti uterini e attenuare tutti i sintomi correlati alla malattia.

Concludendo, un fibroma non costituisce un pericolo per la salute, ma un disturbo talvolta invalidante sì: per questo è fondamentale fare una visita di controllo non appena se ne ravvedono i sintomi, o nel caso di patologia asintomatica, fare la visita di controllo annuale a prescindere. La prevenzione non è mai troppa, quando c’è in gioco la salute.

 

Fonte: Vanityfair.it

Data: 21/10/2016

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