Fibromi uterini: i dolori e il ciclo abbondante non sono “normali”

Fibromi uterini: i dolori e il ciclo abbondante non sono “normali”
09/12/2019 itismychoice

Secondo una ricerca condotta in 8 Paesi tra cui l’Italia, le donne italiane aspettano in media 5 anni prima di intervenire sul fibroma

Fonte – Quotidiano Nazionale

I fibromi uterini hanno un impatto importante sulla sfera emotiva della donna perché colpiscono l’organo simbolo della fertilità: l’utero. La sola idea di avere un corpo estraneo che cresce nel proprio utero e il fatto di non esserne stata consapevole fino a quel momento, genera nella donna un senso di disorientamento, ansia e paura.

 

I preconcetti e pregiudizi

Le donne tendono molto spesso a sottovalutare i sintomi del fibroma, soprattutto nella fase iniziale, quando il ciclo mestruale diventa più doloroso, anomalo e abbondante. La ragione? Un preconcetto culturale per il quale, soprattutto in alcune aree del Paese, la mestruazione rappresenta ancora un “rito di purificazione” che “giustifica” le perdite abbondanti. Ma anche una sorta di rassegnazione al fatto che la donna debba soffrire “in quei giorni”, soprattutto se in famiglia ci sono precedenti esperienze di mestruazioni abbondanti. Tutto ciò si ripercuote negativamente sulla precocità della diagnosi: secondo una ricerca condotta in 8 Paesi tra cui l’Italia, le italiane attendono circa 5 anni prima di decidere quale strada intraprendere per il trattamento dei fibromi uterini.

La paura

Il fibroma inizia a preoccupare la donna quando interferisce con la quotidianità, dall’ambito professionale (si stima che circa 1/3 dell’assenteismo delle donne tra i 40 e i 49 anni sia legato ai disturbi del ciclo) a quello sociale, intimo e sessuale. La possibilità di perdere l’utero, di dover rinunciare a una parte importante del proprio essere donna è ciò che spaventa di più in assoluto, anche quando non si è più giovanissime. In alcuni casi l’angoscia di dover ricorrere all’asportazione dell’utero genera nella donna un malessere fisico e mentale che può trasformarsi in depressione. Un profondo induttore di depressione è poi l’anemia, diretta conseguenza del flusso mestruale abbondante, tipico del fibroma uterino che riduce la vitalità psicologica, genera la fatica fisica ed è il dato che più di tutti si correla al calo della libido, comportando danni a livello psicologico.

Perché è meglio conservare l’utero

È molto importante non sottovalutare i sintomi del fibroma. Come ci spiega la Prof.ssa Rossella Nappi, del Centro di Ricerca per la Procreazione Medicalmente Assistita, Ambulatorio di Endocrinologia Ginecologica e della Menopausa Cinica Ostetrica e Ginecologica IRCCS Fondazione San Matteo – Università degli Studi di Pavia, “La diagnosi precoce permette di intervenire con un approccio farmacologico, a tutto vantaggio della efficacia del risultato e della salute riproduttiva. Conservare l’utero in buone condizioni aiuta le donne a non angosciarsi sul rischio che la fibromatosi possa compromettere la possibilità di diventare madri, soprattutto oggi che le donne decidono di avere figli più tardi, anche dopo i 40 anni”. Il trattamento dei fibromi uterini va quindi personalizzato sulla base dei sintomi, della dimensione e del posizionamento dei fibromi ma anche sulle particolari esigenze della donna e sulla base della sua volontà di preservare la fertilità o l’utero.

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